11 Settembre



Tumtumtum..
-Corri nella hall,Marco..muoviti.-
Tumtumtum..
-Sveglia..corri..siamo tutti là..-
Dannazione! Mai che si possa dormire in pace in questa città maledetta..
Un po’per il caldo, un po' per il rumore delle bombe difficilmente si riesce a riposare per più di qualche ora qui a Beirut. Non vedo l’ora di tornarmene un po’a Roma a recuperare tutte le ore di sonno che mi sono perso in questi mesi. Se solo penso a quanto ardentemente avevo bramato venire qua.. Non potevo certo immaginare di viverci i momenti peggiori della mia carriera. Avevo dovuto ricorrere a tutte le mie conoscenze per poter essere assegnato a questo posto. Inviato di guerra a Beirut..ma vaffanculo! Quale guerra?Scaramucce senza importanza, che ti fanno saltare dal letto mentre dormi con le loro esplosioni certo, ma sono per lo più lotte intestine, rivalità tra piccoli boss locali dagli arsenali zeppi di esplosivi. Pensare che ero convinto di fare il colpo della vita, vista la crisi che sembrava profilarsi tra Hezbollah ed i sionisti..’fanculo anche a loro!
Niente niente niente..NIENTE!
Una insofferenza mortale. Proprio non capisco come facciano gli altri giornalisti a non essere ancora stufi di questo posto dimenticato da Dio, quale che sia, come se avesse importanza. 
Hans, il tedesco sovrappeso, che per svegliarmi ha quasi divelto la porta è qui da 2 anni! Avrei fatto in tempo a propormi per un attentato suicida dopo un tale spreco di tempo, lasciando ad altri il compito di trovare una giusta collocazione alla matrice ideologica del mio gesto estremo.
Chissà poi perché si scalda tanto..
Magari la direzione dell’albergo ha finalmente deciso di offrire una colazione decente? 
Ma che ore sono?
Cazzo è già pomeriggio, devo chiedere scusa a questa città dannata. Ho dormito anche troppo!
Vado in bagno a gettare la faccia sotto il lavandino. Certo non è rinfrescante ,ma rimane pur sempre il miglior modo per svegliarsi in poco tempo. Faccio per tornare in camera ma vengo bloccato dalla visione dello stato pietoso in cui si trova. Solo ora ricordo il motivo di un tale disordine,in un attimo mi tornano in mente i bagordi della sera precedente e, come per incanto comincia a farsi strada un fastidioso mal di testa.
Sono stato in giro tutta la notte per bisboccia. Completamente ubriaco. Capita spesso nelle ultime settimane. Ubriacature e donne di malaffare: questo il ricordo che porterò con me di questa cloaca che si ostinano a chiamare città. Non c’è nulla dell’eccitazione che mi ero immaginato quando mi ero approcciato alla carriera di giornalista. Il lavoro del corrispondente è imperniato su fetide camere d’albergo e la perenne lotta nel tentativo di sconfiggere una noia mortale. Se esiste un lavoro che ti fa disilludere sull’esistenza di qualsiasi eroismo è sicuramente quello di cronista. 
Mamma mia, la testa pulsa che sembra un batterista schizofrenico, colpa del pessimo vino che mi hanno propinato in quei dozzinali locali mantenuti ormai, quasi esclusivamente, dai rimborsi spesa di giornalisti annoiati. Mi sovviene il ricordo di una donna troppo giovane e pesantemente truccata. Chissà quanto mi avrà estorto per una sveltina? Sicuramente avrà anche avuto un nome, ma non mi interessa ricordarlo. Non è certo colpa mia se ha avuto la sfortuna di nascere in un paese disgraziato.
Mi svesto svogliatamente, più spinto dal bisogno impellente di mangiare qualcosa, piuttosto che dalla curiosità per un così brusco risveglio. Esco da quella camera puzzolente, scendo dalle scale e mi stupisco per non aver incontrato nessuno. Solitamente i corridoi sono continuamente battuti dal personale dell’albergo in cerca di mance in valuta pesante. Niente. In lontananza mi sembra di cogliere un indistinto brusio. Accelero il passo. Stai a vedere che mentre dormivo la sbornia, era finalmente successo qualcosa di grosso. Sicuramente avrei dovuto chiedere delucidazioni ad Hans il crucco.
Entrando nella hall, le mie supposizioni trovano conferme nella folta schiera di persone disposta alla bell’e meglio di fronte al televisore.Devono essere entrati dalla strada, perché non ci sono solo i clienti dell’albergo. Di fronte allo schermo sembra esserci tutta Beirut. Cazzo è veramente qualcosa di grosso!!!
Stai a vedere che ci scappa qualche premio prestigioso, potrei fare il botto! Forse sono di fronte a quella svolta per la mia carriera cui ambisco da anni.
Nonostante la massa, non fatico ad avvicinarmi al 32 pollici. La gente che mi sta intorno sembra come inerme, non devo sgomitare poi così tanto per raggiungere la sagoma possente di Hans, l’inviato del Wild, il più importante quotidiano tedesco.
-Era ora che arrivavi!- il suo rimprovero è un sussurro sgrammaticato, poi mi indica il televisore.
Vedo un palazzo in fiamme, ma non riconosco nessuno dei centri del potere di Beirut. Cosa cazzo sta succedendo? Chiedo spiegazioni al collega mangiacrauti.
-World Trade Center-riesce solo a mormorare..CAZZO!!!!
Stento a crederci e rimango sbigottito dal mio silenzio.
Eppure è proprio quello. La mente vola ad un viaggio fatto un paio d’inverni fa con Alice, la mia ex-fidanzata. Proprio a pochi passi da lì avevamo comprato hot-dog da un ambulante. Esattamente ai piedi di quei due giganti eravamo rimasti naso all’insù ad osservare uno dei pochi miracoli compiuti dall’uomo.
Mi cresce un groppo in gola.
Mi guardo attorno e non devo essere il solo.
Poi, all’improvviso , come un’ombra sullo schermo ..e fumo, tanto fumo e grida di terrore.
Nessuno nella Hall riesce a capire, poi una voce ad assordare le menti.
-Un altro aereo,oh mio Dio..un altro aereo!!-
Quella voce mi fa capire per davvero quello che sta succedendo. Il panico che si avverte in quelle poche parole è concreto, quasi tangibile. Il replay conferma l’orrore. Alcune persone nell’albergo a migliaia di chilometri da dove tutto ciò sta avvenendo cominciano a piangere sommessamente, in rispettoso silenzio.
Un bambino abbracciato alla madre attira la mia attenzione. I lineamenti tipicamente mediorientali ed il vestiario lacero e sporco mi fa capire che è uno dei figli di Beirut, entrato nell’albergo internazionale per la grandezza dell’evento. I suoi occhi sono terrorizzati. I suoi occhi che hanno visto per tutta un' esistenza nient’altro che dolore ed esplosioni, sono sbarrati dalla paura. Ma non sconfitti. Mi sta guardando fisso. Chissà se avrà un padre o se è uno dei tanti orfani di questa guerra civile decennale. Avrà si e no dieci anni. Mi si avvicina tendendo la mano. Imbarazzato la stringo tra la mia.
E’ lui a rompere il silenzio.
-Sono proprio crudeli questi americani!-
Mi lascia allibito,incapace di replicare.
Poi,finalmente ,capisco.
MA IN CHE CAZZO DI MONDO VIVIAMO!!!!!

Finalmente piango anch’io.


Commenti

  1. ciao deglio!
    aspetto la prox pubblicazione, intanto linko a un po' di amici il tuo blog.

    ma tu non eri quello che manco sapeva cos'era, internet?!

    RispondiElimina

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