Le Parche


Il brullo paesaggio della Grecia
Accoglie pacato il passaggio
Di chi ramingo, intimorito,
Cerca il prossimo passo.
Il sole brucia, la gola grida
In uno stanco martedì estivo.
Rifiuto le strade battute da traffico e prostitute.
L’asfalto teso e bagnato
Dal peso del sudore
Di spalle nude al sole.
Il sentiero prescelto sale, ma non troppo.
Il sole indora la sua presenza
Di secchi e sferzanti raggi.
Lontano
Un’altura arida mi chiama.
Come acqua che salva d’arsura
Promette risposte alle tante e mille domande
Che da tempo mi sono compagne.
Da troppi giorni sento il richiamo di un non-so.
Da sempre cerco riparo
Dai se e forse del mio essere uomo.
La salita s’inasprisce,
eppure sento sarà frescura ad attendermi
anche se non è ancora tempo
per quella austera, severa, estrema.
Per mio sollievo la strada piana.
Verde attorno
Non senza stupore.
Erba e rugiada quasi fosse Albione.
Agli occhi
Un antico tempio,
vestigia di un passato lontano
eppure eterno, dal domani sicuro.
Il bianco marmo riluce pulsante memoria.
Sotto pelle il fremito non più distante della storia.
Osservo
Perso
Un paesaggio senza senso,
già luogo per nessun posto.
Nel tempo d’un sospiro senza fiato, eppure vero.
Spinto
Dall’umano che appresso mi porto
Osservo curioso
E riempio gli occhi di quiete.
Passo dopo passo
Ho alle spalle gli scalini
E nello svanir d’un fiato
Anche la porta ho già varcato.
Entro.

Luce
Mi circonda.
Figure di Eroi già stati
Mi sono testimoni.
Il colonnato è leggero, semplice, dal buon costrutto.
Nel marmo liscio Si fanno notare
Venature vanitose della loro bellezza,
il sangue rappreso, asciutto, di un’alba lontana.
Il battere del cuore riecheggia tra i passi
Posti senza convinzione
Che mi portano avanti.
Pavido agli occhi dei coraggiosi.
Eppur non è timore…
Non ha nulla della paura:
è più l’attesa consapevole ed intensa
di un”qualcosa”che superi d’impeto
ogni tensione armoniosa.
Nell’angolo, imperturbabili,
tre donne chine
su d’un telaio tessono.
Concentrazione sui volti distesi.
Minute, raccolte, parche d’attenzione
Per ciò che non è lavoro.
Non mi degnano d’uno sguardo.
Attendo
Stizzito
Dal loro ignorarmi.
Son troppe le domande affollate.
Chi siete? Dove sono? Chi o cosa vegliate?
Mi giro attorno cercando aiuto.
Solo ora osservo stupito
Il lungo arazzo che si spiega e costeggia
La parete cui è puntellato.
Meraviglioso colora un muro
Bianco di marmi, solido, duro Di millenni,
testimone di un tempo All’alba dell’uomo.
Storie di guerre, amori, vendette
Vite già perse, sudori, risate.
Mai avevo avuto testimonianze
Sì vere, realistiche, rette.
Pathos manca allo studio,
sulla carta la storia non sembra reale…
Ora che mi è davanti
L’altrui morte non ha mai fatto così male,
come in questi colori nitidi
d’antiche sfumature cangianti.
Nel rincorrersi dei nodi
Sapientemente intrecciati
Condivido amori ed odii,
la fatica dei miei antenati.
La voglia, le gesta, le grida
Di eroi non conosciuti
Di morti già dimenticati.
Perso già dal dolore volgo lo sguardo
Mi appiglio al fumare.
Accendo una sigaretta
E tra gli sbuffi nervosi
Mi sento anch’io parte
Di una schiera nutrita
Di eroi lungamente attesi.
Alla pietra d’angolo è la chiave.
Là dove con movimento ipnotico, soave
Tre donne chine
Su d’un telaio tessono.

M’avvicino
Le guardo fisso
In occhi disattenti.
Sostengo lo sguardo
Per distoglierle dai loro intenti.
Ritto come fuso
Gonfio forte il petto.
Non sono che confuso.
La donna al centro ride senza cambiare fiato.
Per cui le chiamo
Con i nomi di un tempo che se n’è già andato
Ma che ora sento d’avere conosciuto
Fin dal momento in cui sono nato.
-Atropo, Lachesi, Cloto!-
Quello che vuol essere urlo
Esce soltanto come respiro fioco
Non sufficiente a colmare il vuoto
Di millenni dal silenzio ostinato
A tessere trame per disegnare il fato.
-Eroe!-mi sento chiamare
Eroe?
IO?
Non ho mai conosciuto
Il giusto da fare.
Eroe?
IO?
Ci penso
Ed ho fame di saperne di più.
Non è vero, non è per me…
Devo andarmene di lassù!
Mi volto cercando l’uscita.
-Fermati Eroe… Tu sei per noi.-
Mi blocca
La mente è stupita.
Ma ferma e dolce è la voce.
Né mai
Più forte
Sentirò nella vita
Il bisogno violento, quasi atroce,
Di giocare per intero la partita.
Torno sui passi,
ritorno bambino
solo ora sono pronto
quale che sia il mio destino.

Commenti

  1. Rileggendo questa tua col sottofondo di questa musica è ancora più emozionante!!!!!!!!!!!!!!! Ciao Edw, buona domenica. (desy)

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