Regine di cuori



Mi è sempre piaciuta Bologna.
Adoro passeggiare sotto i portici giallastri e dal sapore vagamente retrò.
L’acquosità dell’inverno viene accentuata dalla struttura della città.
Bologna è umida, bagnata, anche quando un sole pallido prova a far capolino per un timido saluto, quasi soffrisse di nostalgia per la città felsinea.
Le strade sono ampie, larghe molto più che a Milano.
Sembrano quasi imbarazzate per il loro eccessivo ingombro, non giustificato da un traffico intenso ma tutto sommato scorrevole.
Come delle zie un po’ troppo appesantite e dall’asfalto butterato da un’acne non più giustificato dal recente sviluppo fisiologico.
L’affaccendato andirivieni pedonale denota una laboriosità da bottega, da artigianato. I farmacisti tengono alle loro origini da speziali, nei bar sono gli osti a far di conto e le librerie sparse per il centro tengono in vetrina con manifesto orgoglio dei tomi antichi a convogliare la clientela, quasi con disagio, verso l’ultimo best-seller.
In preda ad un aperitivo corposo la attraverso confuso e quasi inebetito dall’atmosfera pre-natalizia.
Gli ultimi giorni non hanno fatto che complicare ancor di più, la mia già incasinata immaturità sentimentale.
Mi piace Bologna, ma probabilmente non ci sarei dovuto venire.
Entro in un locale dall’aspetto vagamente new-age che mal si concilia all’ambiente circostante.
C’è musica house ad accogliermi.
Come d’abitudine ordino un crodino abbracciato al porto.
Il barman da giorni festivi non riesce a nascondere lo stupore per un abbinamento che considera azzardato.
Poverino!
La mia ordinazione mi pone da forestiero.
Ne offro uno pure a lui, in una scena già vista e rivista.
Lo osservo mentre lo assaggia titubante, quasi si trattasse di stricnina.
Come da copione la sua espressione migliora, senza che la sua fisionomia ne possa trarre effettivo giovamento. Immediatamente lo vedo aggiungere un nuovo cocktail alla lista dei pre-dinner della casa.
Mi sono fatto un nuovo alleato.
Inizia una conversazione dove prendo il sopravvento.
Il mio essere di passaggio mi concede un indubbio vantaggio mentre straparlo circa la geografia enogastronomica. Uno dei miei cavalli di battaglia.
Negli aperitivi è nascosta la vera anima di una città.
Nella provincia da cui provengo, tale è la propensione alla convivialità che nemmeno gli alcolici amano restare da soli. Campari COL bianco, Campari COL rosso, Crodino COL porto, bianco E spuma,…. non si tratta di bere, ma di condividere.
C’è molta differenza dal sapore quasi mitteleuropeo di uno spritz triestino o dall’alcolismo vagamente snob e malcelato di un Campari shakerato o di un Negroni da happy-hour milanese.
Dopo aver recitato la mia parte mi siedo appartato.
Mi siedo annoiato e scrivo.
Mi siedo annoiato e fumo, che Sirchia è di là da venire.
Rileggo annebbiato le poche righe biascicate a cui darò il nome di pensieri giusto a riempir la bocca.
Ancora una volta mi ricordano quanto odio sentirmi sospeso, quanto detesti la mia incapacità di essere uomo.
Mi piace il tappeto di suoni elettronici, anche se sono stato educato da canti d’osteria.
Non so cosa fare!
Anna si è fatta sentire, Elena mi ha fatto ricordare, Cristina mi farà morire… e Sara mi aspetta a casa per cenare.
… è tutto così strano!
Prossimo alla sbronza osservo di straforo gli avventori del tavolo a fianco.
Mi sento lontano anni luce da loro. Avranno pressappoco la mia età, ma mi appaiono come una coppia matura, solida che flirta discreta dopo anni d’appartenenza.
Replay.
Mi ci vuole un altro crodino che passeggi a braccetto col porto per far viaggiare ancora di più la mia mente ondivaga.
Questo lo manda il barista.
Vuol dire che ce ne sarà un terzo a chiudere.
Dalla porta a vetri, entrano due ragazze.
Una bionda dai capelli corti ed una bellezza di colore in minigonna e calze color carne… nel qual caso d’un bel nero coprente.
E’ splendida.
Il maglioncino lascia intendere morbidezze interessanti.
Trovo stonati i suoi capelli, stirati di fresco, quasi a svilire l’africa crespa ed intrigante che si porta nei geni. Questa pecca, la rende però umana, alla mia portata, ricacciando quell’aura da creatura divina che l’aveva avvolta mentre entrava nel locale.
Si siedono entrambe volgendomi le spalle.
I loro discorsi mi sanno di luoghi comuni, posti che conosco poco e che ancor meno ho voluto frequentare.
La splendida regina nera si gira.
Mi guarda.
Fingo indifferenza che me la sono data a bere.
Non posso certo abbordarla!
Il locale prende a girare su se stesso, e non è l’alcool a farlo ruotare.
Devo uscire… d’altra parte Anna si è fatta sentire, Elena mi ha fatto ricordare, Cristina mi farà morire, ma soprattutto Sara mi aspetta per cenare… cazzo!
Bevo il bicchiere d’un fiato e l’avvicino ostentando sicumera.
A spintoni riesco ad infiltrarmi in una conversazione di frasi pre-compilate.
La sua risata è spettacolare.
Cristallina come potrebbe essere una sorgente nei deserti etiopi.
Voglio sentirla ancora, e ancora, e ancora.
Sforzo battute sempre più confidenziali, ma il suo sguardo mi ha già smascherato per quello che sono.
Eppure non m’allontana.
Vado a pisciare.
Tornando mi avvicino e le sussurro all’orecchio una frase a prima vista lussuriosa.
Il suo nome è Krisha.Un’altra regina di cuori in un mazzo irregolare.






Commenti

  1. Caro Ed..hai proprio ragione..si recita sempre una parte..anche quando "si gioca" e non basta neppure un connubio perfetto di alcolici a farci sentire un pò meno soli..
    P.s: scrivi sempre tutto ciò che attraversa le tue sinapsi..perché porca miseriaccia ladra! mi piace!
    Besos Carmen
    Summer

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  2. Dire che mi è piaciuto è riduttivo...

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