Daniela Cattani Rusich- C'è Nessuno? - Onirica Edizioni (2011)






Daniela Cattani Rusich si reinventa con questo nuovo lavoro edito da Onirica Edizioni



C'e' Nessuno?

di Daniela Cattani Rusic     


ISBN  978-88-96797-23-5

Prezzo 10,00 Euro



                                           


 Una vecchia signora, due ragazzi innamorati, un poliziotto frustrato, un cane randagio,      uno scrittore senza ispirazione, un ladro sfigato, una giovane donna, un barbone e un emerito   signor Nessuno, il quale ci riserverà non poche sorprese...
 Il destino muove i fili delle esistenze dei personaggi, che s’incontrano, si scontrano, si   sfiorano, s’intrecciano, in un susseguirsi di avventure esilaranti e/o drammatiche, ma soprattutto   in un crescendo di consapevolezza
del noi e di quei fili invisibili che legano la vita di ognuno a quella degli altri.
Chiamiamole coincidenze, chiamiamolo fato, caso, o come più ci piace: anche invertendo i fattori, il risultato non cambia.




Le cose sono unite da legami invisibili: 
Non puoi cogliere un fiore senza turbare una stella...  
Galileo Galilei

Allo stesso modo non si può dimenticare la tensione poetica
dei precedenti lavori dell'autrice.


IMMORTALE


Quando il tempo era vivo
e potevo toccarlo
con dita profumate di bimba
non respirando ancora
quel suo aroma amaro,

quando poi mi baciò
fra i capelli e sulla pelle
facendomi donna,
facendomi dea
di giovinezza immortale,

lì eri tu
come un veliero
sospeso sopra il mare,
uno squarcio ferito di vento
che scioglieva il dolore

a ricordarmi chi ero 
al di fuori di me, 
immersa tutta nel mondo 
che copriva il silenzio.
E di ogni cosa sentii finalmente il sapore.

Ti sfiorai, vaga e indistinta
- visione intatta dell’anima -
pietra, raggio di luce e follia:
la percezione incerta di esistere
in bilico sul filo, per amare.

Il tempo correva 
tra le braccia del caos,
ma non avrei sprecato
la domanda muta d’incoscienza
che sgorgava linfa dolce dalle vene, 

il dubbio aperto fra le cosce,
l’errore che rinasce
in estasi fuggevoli di nulla
sul fondo del bicchiere vuoto
a dissetarmi, ancora e ancora...

Così d’un tratto
mi voltai di spalle
e diventai l’esatto specchio del mio dire,
- ciò che ora più mi segna
in solchi gravi, nuda creta -

la carne, il sangue, il senso
del mio infinito andare
a occhi chiusi
 come un cieco
nella vita.



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