Eugenio Montale-Parole di fango-Alluvione di Firenze 1966

XENIA, II, 14


L’alluvione ha sommerso il pack dei mobili, 

delle carte, dei quadri che stipavano

un sotterraneo chiuso a doppio lucchetto. 

Forse hanno ciecamente lottato i marocchini 

rossi, le sterminate dediche di Du Bos,

il timbro a ceralacca con la faccia di Ezra, 

il Valèry di Alain, l’originale

dei Canti Orfici –e poi qualche pennello 

da barba, mille cianfrusaglie e tutte 

le musiche di tuo fratello Silvio.

Dieci, dodici giorni sotto un’atroce morsura

di nafta e sterco. Certo hanno sofferto

tanto prima di perdere la loro identità.

Anch’io sono incrostato fino al collo se il mio 

stato civile fu dubbio fin dall’inizio. 

Non torba m’ha assediato, ma gli eventi 

di una realtà incredibile e mai creduta.

Di fronte ad essi il mio coraggio fu il primo

dei tuoi prestiti e forse non l’hai saputo.


(da SUTURA)

Il poeta nato a Genova, scrive questi versi in occasione dell'alluvione che colpi Firenze il 4 novembre 1966 e che commosse il mondo proprio come i tragici eventi che in questi giorni hanno visto devastare le sua citta' d'origine.

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