Poesia: Migranti di Derek Walcott - Giornata Mondiale del Rifugiato


Questo blog sostiene la richiesta fatta da Amnesty International Italia e Open Society Foundations, affinché oggi, 20 giugno, Giornata Mondiale del Rifugiato, sia il giorno in cui il Governo italiano si impegni ufficialmente a non fare mai più respingimenti di profughi. 
Rimanendo in tema viene di seguito proposta la poesia Migranti di Derek  Walcott, premio Nobel per la letteratura del 1992




Migranti


L’onda della marea dei rifugiati, non un semplice passo di oche

selvatiche, gli occhi di carbone nei vagoni merci, le facce smunte, e in particolare lo

sguardo fisso dei bambini emaciati, gli enormi fardelli che traversano i ponti, gli

assali

che cricchiano con un suono di giunture e di ossa, la macchia scura

che passa le frontiere sulle carte geografiche e ne dissolve le forme,

come succede ai corpi dei morti dentro le fosse di calce, o come

fa il pacciame luccicante che si disfa sotto i piedi in autunno

nel fango, mentre il fumo di un cipresso segnala Sachenhausen,

e quelli che non stanno sopra un treno, che non hanno muli o cavalli,

quelli che hanno messo la sedia a dondolo e la macchina per cucire

sul carretto a mano perché da tempo le bestie hanno lasciato

i loro campi al galoppo per tornare alla mitologia del perdono,

alle campane di pietra sui ciottoli della domenica e al cono

della guglia del campanile aranciato che buca le nubi sopra i tigli,

quelli che appoggiano la mano stanca sulla sponda del carro

come sul fianco del mulo,le donne con la faccia di selce e gli zigomi di vetro, con gli

occhi velati di ghiaccio che hanno

il colore degli stagni dove posano le anitre, e per le quali c'è un solo cielo e una sola

stagione nel corso di un anno ed è quando il corvo come un ombrello rotto sbatte le

ali, si sono tutti ridotti alla comune e incredibile lingua

della memoria, e questa gente che non ha una casa e nemmeno

una provincia parla delle fonti limpide e parla delle mele,

e del suono del latte in estate dentro le zangole piene,

e tu da dove vieni, da quale regione, io conosco

quel lago e anche le locande, la birra che si beve,

e quelle sono le montagne dove riponevo la mia fede,

ma adesso sulla carta, che è simile a un mostro, altro non si vede

che una rotta che ci porta verso il Nulla, anche se sul retro c'è la veduta di un posto

che si chiama la Valle del Perdono,

dove il solo governo è quello dell'albero dei pomi e le forze

schierate dell'esercito sono gli striscioni di orzo

all'interno di umili tenute, e questa è la visione

che a poco a poco si restringe dentro le pupille

di chi muore e di chi si abbandona in un fosso,

rigido e con la fronte che diventa fredda come le pietre

che ci hanno bucato le scarpe e grigia come le nuvole

che quando si leva il sole si trasformano subito in cenere

sopra i pioppi e sopra le palme, nell'ingannevole aurora di questo nuovo secolo che è

il vostro.


Poesia di Derek Walcott
Premio Nobel per la letteratura nel 1992

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