Poesia: Cadenza d’inganno di Remo Pagnanelli




Cadenza d’inganno 

Un deserto di conifere scure distese. Lì un bianco amore. 
Dune vuote in faccia al mare (eppure è estate) che suonano dolcezza. 
Fanno pensare a chiglie capovolte di fossili. Donne vuote. Otri nell'orto adriatico                                               
O non è invece (della dolcezza) la dedizione, il seguire passo passo la cuna dell’estate 
La seduzione la dedizione insigne e azzurra di sagome di cartilagine tra le  
Acque spesse - ne scelsi una, la tua bambina.  
Mi prendevi la mano, pendevi dalle mie labbra (io dispiegavo carte da gioco),  
Dunque non era infanticidio (ma adulticidio). 
Freud e gli atti di violenza sessuale subiti dai fanciulli come matrice delle  
Nevrosi,  poi abbandonati per l'Edipo. Invece ripresi da Fliess (però malato,  
non più in grado). 
L'estate fugge nelle province ctonie. Il verde non è più quello di una volta. 
Tace il mare (sì, che ci accontenteremmo di false fughe, falsi fondali, gioventù 
Da dilapidare).  


Poesia di Remo Pagnanelli

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