Stilnovo, la città che ha inventato l’amore. Bologna 20/10/2012



Sabato 20 Ottobre

Un evento aperto a tutti gli amanti del verso.

Nonostante la gran parte della produzione stilnovista sia di marca fiorentina, il Dolce Stil Novo nasce a Bologna con Guido Guinizzelli, autore della memorabile lirica "Al cor gentil rempaira sempre amore", manifesto del nuovo movimento poetico, il cui nome compare nella Commedia dantesca proprio durante l’incontro del poeta fiorentino col maestro Guido nel Purgatorio.


Una giornata dedicata all’amore, sarà possibile leggere pubblicamente la pro
pria poesia d’amore, in conclusione la giuria assegnerà un premio per la più bella poesia d’amore. 
Per partecipare a Stilnovo, la città che ha inventato l’amore, inviate una mail con nome, cognome, età, numero telefonico e la vostra poesia d’amore a unibo.poesia@unibo.it scrivendo “Stilnovo” nell’oggetto della mail. 

Stilnovo è un’iniziativa del Centro di Poesia Contemporanea dell’Università di Bologna in collaborazione con Coop Adriatica. 





Al cor gentil rempaira sempre amore

come l’ausello in selva a la verdura;
né fe’ amor anti che gentil core,
né gentil core anti ch’amor, natura:
ch’adesso con’ fu ’l sole,
sì tosto lo splendore fu lucente,
né fu davanti ’l sole;
e prende amore in gentilezza loco
così propïamente
come calore in clarità di foco.



Foco d’amore in gentil cor s’aprende
come vertute in petra prezïosa,
che da la stella valor no i discende
anti che ’l sol la faccia gentil cosa;
poi che n’ha tratto fòre
per sua forza lo sol ciò che li è vile,
stella li dà valore:
così lo cor ch’è fatto da natura
asletto, pur, gentile,
donna a guisa di stella lo ’nnamora.



Amor per tal ragion sta ’n cor gentile
per qual lo foco in cima del doplero:
splendeli al su’ diletto, clar, sottile;
no li stari’ altra guisa, tant’è fero.
Così prava natura
recontra amor come fa l’aigua il foco
caldo, per la freddura.
Amore in gentil cor prende rivera
per suo consimel loco
com’ adamàs del ferro in la minera.



Fere lo sol lo fango tutto ’l giorno:
vile reman, né ’l sol perde calore;
dis’omo alter: «Gentil per sclatta torno»;
lui semblo al fango, al sol gentil valore:
ché non dé dar om fé
che gentilezza sia fòr di coraggio
in degnità d’ere’
sed a vertute non ha gentil core,
com’aigua porta raggio
e ’l ciel riten le stelle e lo splendore.



Splende ’n la ’ntelligenzïa del cielo
Deo crïator più che [’n] nostr’occhi ’l sole:
ella intende suo fattor oltra ’l cielo,
e ’l ciel volgiando, a Lui obedir tole;
e con’ segue, al primero,
del giusto Deo beato compimento,
così dar dovria, al vero,
la bella donna, poi che [’n] gli occhi splende
del suo gentil, talento
che mai di lei obedir non si disprende.



Donna, Deo mi dirà: «Che presomisti?»,
sïando l’alma mia a lui davanti.
«Lo ciel passasti e ’nfin a Me venisti
e desti in vano amor Me per semblanti:
ch’a Me conven le laude
e a la reina del regname degno,
per cui cessa onne fraude».
Dir Li porò: «Tenne d’angel sembianza
che fosse del Tuo regno;
non me fu fallo, s’in lei posi amanza».


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